Stamattina mentre facevo la spesa ho "incrociato" un libro che parlava del come guarire dalla psoriasi. Non vi do il titolo per il semplice fatto che voglio prima vedere effettivamente com'è (non l'ho ancora preso). Poi per curiosità oggi pomeriggio sono andato su un sito che vende libri on line e ho trovato una ricca serie di recensioni postate dalle persone che avevano letto il libro e anche da persone che volevano risolvere il problema della psoriasi e chiedevano, per curiosità, se questo libro fosse veramente così efficace. Dalle recensioni si intuisce (e riflettendoci non potrebbe essere diversamente) che molto utile nel processo di guarigione è una dieta corretta. In un messaggio un utente diceva una cosa più o meno di questo tipo "Ma secondo voi rinunciare a pane, pizza e latticini non è un po' rinunciare a vivere?". Quando ho letto questa cosa ho pensato "Avrà quasi sicuramente letto il libro e sta elencando alcuni punti della dieta da seguire". Dieta che, a pensarci bene, è molto simile (magari il libro suggerisce di eliminare anche gli zuccheri e la farina di grano). Tutto questo preambolo per dire una cosa magari scontata ma, secondo me, importante: quello che l'utente ha scritto (rinunciare a vivere) non è dopo tutto una cosa così "tragica". Mi spiego meglio: se vi imponessero di rinunciare per sempre ai gelati e ai dolci voi come reagireste? Probabilmente come la nostra amica che ha scritto quel post. E io stesso son d'accordo con lei, ma d'accordo tra virgolette. Dove voglio arrivare? A dire una cosa tanto banale quanto evidente: il "non vi sembra di rinunciare a vivere" si traduce con un forte valore dato da una persona alle cose alle quali deve rinunciare. Anch'io qualche mese fa avrei sbarrato gli occhi se mi avessero detto Dovrai rinunciare a questo e a quello (soprattutto ai dolci), ma nel momento in cui la dottoressa me l'ha detto stavo per così dire raschiando veramente il fondo e avrei accettato qualsiasi cosa. E infatti è stato così. Mi pesa pochissimo (quasi niente) aver rinunciato ai dolci zuccherati e a tutto il resto che ho eliminato.
Perciò il "messaggio" che vorrei lanciare è che spesso si arriva a raschiare il proprio fondo prima di cambiare la propria scala di valori. Lo so, sarebbe più bello (e magari più responsabile) aggiustare i propri gusti prima del "crash" totale, ma siamo fatti così: a volte cerchiamo di spingere oltre il limite. A volte ci va bene, altre volte la paghiamo cara.
martedì 30 novembre 1999
Riflessioni
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